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Steven Soderbergh: in Mediateca i film e un volume sulla filmografia del regista statunitense che, a Venezia, presenterà “The Laundromat”

Si apre oggi il 76esimo Festival del Cinema di Venezia e, tra le grandi pellicole in competizione, ci sarà anche “The Laundromat”, il nuovo film sullo scandalo dei Panama Papers di Steven Soderbergh, con Meryl Streep, Gary Oldman e Antonio Banderas.

L’autore di “Traffic”, considerato il capostipite dei registi indipendenti degli anni ‘90, dopo il primo grande successo, ottenuto con la Palma d’oro per “Sesso, bugie e videotape” al Festival di Cannes nel 1989, ha alternato, nella sua carriera, prodotti main-stream a lungometraggi più sperimentali, fondendo la parte più glamour di Hollywood con l’anima da filmmaker indipendente.

Sotto la sua direzione, Julia Roberts ha vinto l’ Oscar per "Erin Brockovich" e, come produttore, ha realizzato film come “Syriana” e “Good night, and good luck”, che si sono aggiudicati numerosi premi.
Nei suoi film ha fatto uso, e abuso, di numerose star internazionali, utilizzandoli come protagonisti assoluti o, a volte, solo per piccoli cameo (come, ad esempio, Kate Winslet in “Contagion”).

Del cinema di Soderbergh, della sua peculiarità di “mescolare stili, approcci, modi di intervento su un dato personaggio o su un plot “e sulla sua capacità "di rappresentare, di restituire il senso del nostro tempo attraverso l’immagine e non solo attraverso le parole, includendo anche la componente immateriale che tanta parte ha oggi nella nostra esperienza del quotidiano, nella nostra vita” ce ne parla Giancarlo Mancini nel suo libro “Steven Soderbergh” (edito Le Mani) che può essere preso in prestito in Mediateca.
Un’analisi, che parte dal primissimo “Sesso, bugie e videotape”, passando per il flop di “Schizopolis”, all’Oscar vinto con “Traffic”, arrivando ai successo di botteghino del trittico “Ocean’s eleven”, “Ocean’s twelve” e “Ocean’s thirteen”, fino agli ultimiEffetti collaterali”, “Contagion” e “Unsane”, e che ci mostra il lavoro di un regista che si muove di pari passo con la contemporaneità e che, di questo mondo contemporaneo, filma la sua parte “fluida” e globalizzata, in cui si diramano infinite possibilità e in cui le strutture narrative non possono che essere tentacolari.

Prima di consultare il libro di Giancarlo Mancini il consiglio è quello di guardare alcuni dei film in cui Soderbergh si è divertito a sperimentare con le tecniche e l’industria cinematografica.
Fra questi "Bubble" (2006), storia ambientata in una piccola cittadina di provincia, nell'Ohio, dove l’amicizia fra Martha, donna di mezza età dall’esistenza grigia, scandita dalle televisione e il junk food, e Kyle, giovane ragazzo che lavora nella stessa fabbrica di bambole della donna, aspettando la tanto attesa svolta della vita, viene messa in pericolo dall’arrivo di una nuova operaia, Rose, di cui Kyle si invaghirà.
Un film minimalista interpretato da un cast di attori non professionisti e distribuito con un’interessante strategia, che prevedeva l’uscita, in contemporanea, al cinema, sul web, in TV e in DVD.

Il secondo film che consigliamo è “Unsane” (2018), un thriller psicologico che vede protagonista Sawyer Valentini (interpretata da Claire Foy), che, dopo essere stata vittima di uno stalker da cui non riesce a liberarsi psicologicamente e a causa del quale ha numerose difficoltà nei rapporti sociali, cerca un aiuto per porre fine alla sua ossessione, venendo, però, ingannata dalla terapeuta e rinchiusa nell’Highland Creek Behavioral Center, un istituto di igiene mentale.
Un film interamente girato con un Iphone 7, una scelta non nuova nel campo del cinema (già utilizzata, ad esempio, da Michel Gondry col suo corto del 2017 “Detour” e il da Sean Baker con “Tangerine” del 2015) ma che Soderbergh riesce ad usare sfruttando appieno le peculiarità del mezzo e riuscendo a trasmettere un senso di claustrofobia e ansia presenti in tutta la durata del lungometraggio.

Fra i film che si possono consultare in Mediateca c’è anche “La truffa dei Logan”(2017), una commedia d'azione che mescola elementi kitsch, con una struttura narrativa salda e con un cast di superstar, fra cui troviamo i nomi di Adam Driver, Channing Tatum e Daniel Craig. Un’opera ambientata nell’America del sud fra gli white-trash, componenti di quel proletariato che prova a risollevarsi e a sfruttare il sistema per riscattarsi. Un film di genere per un regista che si è divertito e misurato con ogni genere cinematografico.







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