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Casa circondariale di Empoli

Casa Circondariale Femminile di Empoli si trova in Via Valdorme Nuova nell’immediata periferia della città di Empoli.
L’edificio venne costruito per divenire carcere mandamentale, che non fu mai aperto come tale, ma divenne, per un periodo, Casa Circondariale maschile atta ad ospitare detenuti con brevi fine pena e con bassa pericolosità sociale. E’ stato il luogo nel quale in Toscana si immaginò potesse nascere la prima custodia attenuta per donne tossicodipendenti. La popolazione detenuta femminile era e continua ad essere molto inferiore a quella maschile ed una struttura piccola bene si prestava al progetto che le istituzioni ebbero intenzione di realizzare. Grazie ad un protocollo d’intesa fra il Ministero della Giustizia, Regione Toscana e Enti Locali - Provincia di Firenze e Comune di Empoli, l’8 marzo del 1996 venne inaugurata la Casa Circondariale Femminile di Empoli.
L’esperienza di trattamento avanzato sul piano pedagogico ed educativo dedicata alle donne fu la prima strutturata in Italia. L’istituto inizialmente rappresentava il corrispettivo della Casa Circondariale a Custodia Attenuata maschile Mario Gozzini di Firenze, che negli anni successivi si venne a modificare sul piano gestionale e trattamentale adeguandola alle specifiche necessità di genere delle donne. Una struttura architettonica non immaginata per divenire una Custodia Attenuata, piccola, dotata di una sala per la socialità e di spazi all’aperto oltre alle due sezioni la cui capienza massima è di 30 recluse. Gli spazi circostanti consentono però di poter attivare un’azienda agricola, giardinaggio e apicoltura.
Il trattamento psicopedagogico si avvale delle attività culturali, formative e rieducative e di opportunità di lavoro anche esterno.
La Mediateca dal 1995, quando ancora la struttura era maschile, attuava laboratori di alfabetizzazione ai linguaggi audiovisivi collaborando in forma interdisciplinare con la scuola. Nel 1996 accoglie le prime tre recluse, offrendo loro l’unica attività culturale disponibile nella fase iniziale. Negli anni 1998/2001 sviluppa un percorso di laboratorio di produzione filmica realizzando, anche col contributo del Ministero della Giustizia, il film Liberante.
L’esperienza nasce in un periodo in cui la diversità di genere assumeva significati dirompenti nel sistema sociale italiano, tanto da includervi le problematiche delle donne recluse. Le istituzioni toscane furono pronte a sostenere il programma di reinserimento delle donne detenute. A partire già dal 1988 l’Associazione Camera Woman con le registe Anna Gasco, Tiziana Pellerano ed Emanuela Piovano sperimentava un’esperienza di cinema simile alla nostra con le donne della sezione femminile del nuovo carcere di Torino Le Vallette.
Gli anni di pieno rendimento educativo e anche di successi umani, con una equipe coesa fra direzione, educatori, polizia penitenziaria, servizi sanitari, operatori dei corsi e della scuola e volontari ne fanno un’esperienza forse irripetibile.
Nel 2009 l’istituto venne chiuso con la prospettiva di divenire un carcere dedicato alle transgender, progetto che non ebbe seguito e nel 2011 riaprì come Casa Circondariale Femminile. Accoglie attualmente donne con reati non gravi che hanno un fine pena breve. Le ore di apertura giornaliera sono significative seppure con maggiori ristrettezze rispetto al passato e Mediateca riprende a svolgere i corsi di alfabetizzazione e video produzione. Laboratori di cinema che alternano la visione dei film con la scrittura, la regia e la produzione di  video. Fra i lavori più significativi, dopo Liberante (2000), Shis Kebab (2007), Le rose di Empoli (2012), Noi siamo in forse (2014).

Produzioni Casa circondariale di Empoli

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A cura di Sveva Fedeli - Grafica Andrea Magagnato
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