La manifestazione valorizza il lavoro e le sue storie, come percorso per riconquistare la propria vita
Organizzata e promossa da Filcams Cgil Toscana e da Filcams Cgil Firenze e curata dall’Associazione Anémic, la rassegna cinematografica Ciak sul lavoro si svolgerà allo Spazio Alfieri di Firenze (Via dell’Ulivo, 8) dal 5 al 27 maggio.
Sette serate per cinque film per riflettere e discutere, alla presenza dei registi e registe, di temi sociali e di lavoro. Un lavoro sempre più povero e più precario che non parla più alla vita e che troppo spesso, conduce alla morte. Una vera e propria regressione dei diritti che occorre riconquistare. La Filcams Cgil, come sindacato del Commercio, del Turismo e dei Servizi rappresenta molti lavoratori deboli e precari, la “nuova classe operaia”. La Filcams Toscana e di Firenze sostengono la rassegna Ciak sul lavoro nella convinzione che il cinema che parla di lavoro, con i suoi linguaggi, possa far riflettere e creare quella conoscenza collettiva necessaria a sostenere le azioni per difendere e migliorare i diritti e la dignità delle lavoratrici e dei lavoratori.
Le proiezioni inizieranno alle ore 21.15, costo del biglietto 4 euro. La rassegna avrà luogo anche ad Arezzo e Pisa, rispettivamente mercoledì 13 maggio, con la proiezione di Tienimi presente, e mercoledì 20 maggio, con Tienimi presente, entrambe le volte alla presenza del regista Alberto Palmiero.
Il programma
Martedì 5 maggio, Articolo 1 di Luca Bianchini. Tre storie di vite spezzate sul lavoro raccontano tragedie, lutti e resistenza, dando voce a chi resta e dignità a chi non c’è più. Raffaella Di Cicco, una camionista rimasta paralizzata, Lucia Sarconio, una vedova con due figli dopo il crollo del cantiere dove stava lavorando il marito, Sandro Maltagliati, un operaio morto in una cartiera toscana travolto da un muletto. Il documentario dà voce ai sopravvissuti, esplorando l’impatto umano delle tragedie e restituendo dignità alle vittime, trasformandole da numeri a persone. Ispirato agli articoli del giornalista Marco Patucchi e al libro Operaicidio, scritto insieme al magistrato Bruno Giordano, un documentario che rende onore e memoria ai morti sul lavoro. Un invito a non dimenticare, riflettendo su un sistema che troppo spesso considera i lavoratori numeri e non esseri umani. Il film alterna i silenzi alle voci di chi ricorda, riflette, si interroga. Parla di perdita ma anche di memoria e dignità. Un grido sommesso, un atto di giustizia, un film di echi che restano, a ricordarci che dietro ogni nome c’è una vita, una persona.
Giovedì 7 maggio, Ultimo schiaffo di Matteo Oleotto. Dimenticate il Natale, amore, calore, felicità, famiglia, affetti e dolcetti. Oleotto firma la sua seconda regia per il grande schermo, impaginando una dark comedy cruda e rugosa, sullo sfondo di una terra fredda e nevosa, incarognita nella bellezza di un territorio (la montagna friulana) che non lascia che poco spazio alle speranze dei protagonisti. Petra e Jure, due fratelli senza soldi, senza un padre e con una madre malata parcheggiata in una casa di riposo. Diversi ma profondamente legati, vanno avanti con lavoretti saltuari, trovando espedienti più o meno leciti, potendo contare solamente sulle proprie gambe. Robuste e irrequiete quelle di lei, fragili e macilente quelle di lui. Neve, ghiaccio, piccoli e grandi crimini, la natura come antagonista. Oleotto gira una traumatica, a tratti inquietante, storia di perdenti che, alla periferia del mondo, cercano di restare a galla, imboccando scorciatoie pericolse, nel tentativo di superare il proprio senso di inadeguatezza. Il meccanismo parte. Sarà impossibile fermarlo. La fine non è nota.
Giovedì 21 maggio, Tienimi presente di Alberto Palmiero. Un film docile e palpabile, affettuosamente libero che riconcilia con la forza narrativa del cinema, paesaggio umano, linguaggio artistico, mediatore culturale, fraseggio esistenziale. Un debutto fresco che coglie le intemperanze e le intemperie del tempo presente e le ambizioni di chi non si accontenta e sfida le leggi della contingenza. Il protagonista, lo stesso Palmiero, classe 1997, è un giovane regista disilluso, convinto che il cinema non abbia più nulla da offrirgli. Che fare? SI impone il ritorno a casa. Da Roma ad Aversa. La provincia che protegge, ti coccola, ti sa ascoltare e alla fine rimette in moto sentimenti, certezze, volti familiari, ritmi lenti, nicchie di riparo e tranquillità. Ma sarà proprio così? I dubbi riaffiorano, le illusioni non sono perdute, il futuro richiede qualche sforzo di rivincita, anche a costo di deludere i genitori. Il cineasta attore lo definisce “un processo di autoanalisi che ha avuto una funzione catartica mentre la sceneggiatura si è sviluppata rielaborando episodi realmente accaduti, rimessi in scena da me e dai miei cari”.
Lunedì 25 maggio, Il ritorno di Stefano Chiantini. Una storia che fotografa tante storie di oggi . Sdrucite e malferme. Dolorose e terremotate. Una madre, il compagno e il loro bambino. Vivono in un quartiere nella periferia di una cittadina laziale e devono fare i conti con la mancanza di lavoro e le conseguenti difficoltà economiche. La quotidianità vive di traumi, sussulti, incomprensioni, violenze, contrasti e difficoltà. La donna finisce in carcere. Deve scontare dieci anni. Inizia così un percorso che dovrebbe colmare il vuoto create da quel distacco ma che finisce invece per amplificarlo es esasperarlo. Il tempo e la distanza dividono inesorabilmente e quelle vite non possono più stare insieme. Il silenzio e il non detto si caricano così dell’impotenza della protagonista e la solitudine che il carcere le ha creato intorno rivive uguale e ancora più disperata una volta fuori. Il corpo e il volto di Emma Marrone (al suo primo ruolo da protagonista) prendono il posto della parola e si fanno linguaggio mimico asciutto.
Mercoledì 27 maggio, Miss Marx di Susanna Nicchiarelli. Chi è la Miss del titolo con un cognome così ingombrante? Si chiama Eleanor, la terzogenita più piccola e prediletta, di Karl, il padre del Capitale. Soprannominata in famiglia “Tussy”, Eleanor era una donna determinata e libera. Instancabile. Traduttrice e attrice, impegnata con il Partito socialista inglese nelle lotte operaie e nelle battaglie per i diritti alle donne, ha ereditato e portato avanti il lavoro del padre. Nella vita privata era vulnerabile. Si innamora del commediografo Edward Aveling con cui prosegue l’attività politica e letteraria. Una relazione che condizionerà la sua esistenza. Non si accorge di vivere la stessa oppressione che denuncia pubblicamente, cieca di fronte a bugie e tradimenti. Morirà suicida nel 1898, separata da Edward ma ancora, ostinatamente innamorata. Nicchiarelli architetta un affresco in costume, elegante e ritmo rock-punk. Nel contrasto fra lucidità intellettuale di Eleanor e la sua perdizione amorosa, emerge l’incongruenza fra dimensione politica e sfera privata, aprendo un abisso sulla complessità dell’animo umano, sulla fragilità delle illusioni, sulla tossicità delle relazioni sentimentali.
Maggiori info: Spazio Alfieri; Associazione Anémic.