“Festival dei Popoli”, a Firenze il festival internazionale del cinema documentario

Saranno ospiti del festival la regista Premio Oscar, Barbara Kopple, Lech Kowalski e Haile Gerima. In programma prime assolute e omaggi speciali

Si rinnova anche quest’anno l’appuntamento con il Festival dei Popoli, il festival Internazionale del cinema documentario che, inserito nel cartellone della 50 Giorni di Cinema a Firenze, porta sul grande schermo oltre 80 film, grandi ospiti, ricorrenze e tante anteprime assolute in un viaggio lungo 9 giorni che attraversa il Novecento e ci conduce verso il mondo di domani negli sguardi e nelle voci di una nuova generazione di filmmaker. Il festival, giunto alla 67° edizione, si terrà al Cinema La Compagnia e il Cinema Astra, dal 31 ottobre all’8 novembre, ed è presieduto da Roberto Ferrari, con la presidenza onoraria di Ken Loach, per la direzione artistica di Alessandro Stellino e la direzione organizzativa di Claudia Maci.

A 60 anni dall’alluvione di Firenze, il 4 novembre sarà proiettano Angeli del fango – La meglio gioventù europea di Marco Spagnoli, alla presenza dei testimoni. Inoltre, sarà ospite al festival Alessandro Benvenuti, con il doc sulla sua carriera Io sono l’assente.

Il 67° Festival dei Popoli è realizzato grazie al contributo di Europa Creativa Media, MiC – Direzione Generale Cinema e Audiovisivo, Regione Toscana, Comune di Firenze, Fondazione CR Firenze, Fondazione Sistema Toscana – 50 Giorni di Cinema a Firenze, Calliope Arts, Publiacqua, con il Patrocinio del Comune di Firenze.

Serata inaugurale

Ad inaugurare il festival, lunedì 2 novembre, ore 21 al Cinema La Compagnia, sarà Finché resta il tuo nome di Gianmarco D’Agostino, che indagando su Gerhard Wolf, console tedesco nella Firenze occupata, oggi ricordato da una targa su Ponte Vecchio, porta allo scoperto una storia taciuta nella propria famiglia: quella di una lontana parente deportata con il marito e i figli.

Il primo appuntamento in sala sarà alle 17 con il regista Mark Cousins, per la presentazione della prima italiana del suo The Story of Documentary Film, lavoro enciclopedico che ripercorre 130 anni di storia del documentario tra classici del canone e nuove scoperte, di cui presenterà il primo capitolo. Alle 18.30, invece, sarà il momento del regista etiope Haile Gerima, presente con la sua nuova opera in anteprima italiana Black Lions – Roman Wolves, con la prima parte dell’epopea documentaria (divisa in cinque capitoli) sulla resistenza dell’Etiopia alla seconda
invasione italiana del 1935, sulla memoria di Adua e sulla lotta per rivendicare la storia africana dalle distorsioni coloniali.

Il programma

Tre omaggi speciali, tre concorsi, cinque programmi speciali tra cinema, formazione e industry: il programma competitivo è suddiviso in Concorso Internazionale Lungometraggi e Concorso
italiano, mentre cortometraggi e mediometraggi sono in gara nel Concorso Internazionale Discoveries; gli omaggi quest’anno sono dedicati a Barbara Kopple, con la sua trilogia sui diritti
del lavoratori, ad Haile Gerima, con il focus sul colonialismo italiano in Etiopia, e a Lech Kowalski, protagonista unico della sezione Let the Music Play, con i suoi documentari per i 50 anni del punk.

Il programma continua con le altre sezioni: in Doc Highlights trovano posto i film di grande risonanza internazionale; Popoli Next Generation è il progetto realizzato con Fondazione CR
Firenze
per avvicinare le nuove generazioni al cinema documentario attraverso film, laboratori, formazione e partecipazione attiva; la nuova sezione Visioni d’Europa, che il festival presenta per la prima volta insieme all’European University Institute (EUI), focus composto da documentari dedicati alle sfide culturali, politiche e civili dell’Europa contemporanea sui temi dei diritti umani, della rappresentanza democratica e della libertà di pensiero; la sezione Feminist Frames, una selezione di opere realizzate da registe sul tema della militanza e della liberazione pensata in collaborazione con una rete internazionale di cineaste femministe che costruisce spazi di mutuo sostegno, co-creazione e pratiche condivise; le giornate professionali di Doc at Work, la
piattaforma industry del Festival, tra progetti di film in fase di realizzazione, incontri con talenti emergenti e professioniste e professionisti internazionali, panel, networking e il Country in Focus, dedicato quest’anno alle cinematografie di Croazia e Slovenia e alle opportunità di coproduzione con l’Italia; infine il Future Campus, lo spazio dedicato alla formazione e alla messa in rete di giovani talenti under 35, con laboratori, workshop e incontri tra pratica documentaria, critica, antropologia visuale e montaggio.

Concorso Italiano

Sono 7 i titoli selezionati nel Concorso Italiano in corsa per il Premio al Miglior documentario italiano, assegnato dalla giuria composta dalla ricercatrice Alma Mileto, il curatore Riccardo Costantini e la montatrice Aline Hervé. I documentari, tutti in atemprima, sono: “Controvento” di Federico Conti e Mattia Bosco, girato tra Lampedusa e il Mediterraneo centrale, protagonista la crew di Aurora, nave veloce di Sea-Watch, impegnata in una missione di ricerca e soccorso lungo la rotta migratoria più pericolosa al mondo; “Schiuma di mondi” di Anna Marziano che porta sull’Isola di S. Erasmo (Venezia), dove un’avvocata alle prese con le gioie e le difficoltà della maternità da single, cerca di reinventare il senso della sua professione, mentre l’acqua sale; in “Il grande buco” di Davide Crudetti, Davide (il regista stesso) e Paola, una coppia di millennial, si chiedono se sia ancora possibile immaginare il futuro e quanto abbia senso oggi mettere al mondo un figlio, un pensiero che li accompagna in un viaggio alla ricerca di nuovi orizzonti politici, tra urgenza e desiderio; “Azzorre” di Cecilia Maria Giampaoli è il racconto in prima persona della regista che comincia nel febbraio 1989, quando un aereo si schianta sulle isole dell’Atlantico, attraverso fotografie di famiglia e una cassetta con le ultime riprese di suo padre; “Luana, ragazza” di Ernesto Pagano fa luce sulla storia infranta di Luana D’Orazio, operaia tessile di ventidue anni, giovane madre che muore risucchiata nel macchinario al quale lavora: è la fine di una vita e l’inizio della battaglia di sua madre Emma contro un sistema produttivo che, in Italia, uccide tre lavoratori al giorno; da Firenze, c’è poi “Finchè resta il tuo nome” di Gianmarco D’Agostino, in cui il regista cerca le prove delle azioni di Gerhard Wolf, console tedesco nella Firenze occupata che usò il proprio ruolo istituzionale anche per salvare molti abitanti della città dalla furia del Terzo Reich; infine, “Quando è pronto, il fieno canta” di Letizia Buoso, ricerca della regista sulle orme della sua famigiia nei luoghi del nord-est italiano, oggi frammentati dall’arrivo della Tempesta Vaia nel 2018, tra archivi, storia e luoghi che cambiano.

Omaggio a Barbara Kopple e Haile Gerima

Per omaggiare i 50 anni di carriera nel cinema documentario di Barbara Kopple, il Festival dei Popoli, nell’ambito della terza edizione del progetto “Women Trailblazers in Documentary
Cinema
”, realizzato in collaborazione con Calliope Arts Foundation, presenterà la sua trilogia sui diritti dei lavoratori: la regista americana sarà ospite speciale e presenterà in sala i suoi
documentari a partire dalla serata di martedì 3 novembre (ore 21, al Cinema La Compagnia) quando riceverà il Women Trailblazers in Documentary Cinema Award, in occasione della
proiezione del suo capolavoro del 1976, Harlan County, U.S.A.. Prima regista a vincere due Oscar per il miglior documentario, per Harlan County, U.S.A. (1976) e American Dream (1990), e prima donna a ottenere il riconoscimento per un lungometraggio, Kopple ha attraversato cinquant’anni di storia americana raccontando conflitti di classe, lotte sindacali e diritti dei lavoratori, con un cinema profondamente legato alle persone e ai tumulti del presente. Il suo ultimo film, Union Town, sarà in sala al Cinema La Compagnia mercoledì 4 novembre, ore 17. Attraverso le rivendicazioni dei lavoratori di UPS, Amazon e delle piattaforme digitali, il documentario racconta la precarietà del lavoro contemporaneo e le nuove forme di organizzazione collettiva, in un momento di rinascita del movimento sindacale americano.

Tra gli ospiti del festival sarà presente anche Haile Gerima, a cui verrà dedicato un omaggio speciale: il regista etiope sarà a Firenze lunedì 2 e martedì 3 novembre per presentare la sua
nuova opera in prima italiana Black Lions – Roman Wolves, un’epopea documentaria in cinque parti sulla resistenza dell’Etiopia alla seconda invasione italiana del 1935, sulla memoria di Adua e sulla lotta per liberare una volta per tutte la storia africana dalle distorsioni coloniali. L’evento fa parte del progetto Se l’ascia dimentica, l’albero ricorda የወጋ ቢረሳ፤ የተወጋ አይረሳ – Haile Gerima, un percorso itinerante che attraversa diverse città italiane grazie a una rete di istituzioni e realtà culturali. L’iniziativa è realizzata in collaborazione con The Recovery Plan e Leuphana Universität Lüneburg, con il supporto dell’Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza e del Museo Nazionale del Cinema di Torino. L’occasione per incontrare il regista sarà martedì 3 novembre, alle 19.30, presso The Recovery Plan (via Santa Reparata 19R, Firenze), dove Gerima dialogherà con lo storico Uoldelul Chelati Dirar. In occasione del talk sarà inaugurata anche la mostra “Clouds over Ethiopia”, curata da Black History Month Florence (BHMF) in collaborazione con il Festival dei Popoli: materiali d’archivio e opere della regista e scrittrice Ainslee Alem Robson ripercorrono la resistenza all’invasione italiana dell’Etiopia, con un focus sull’aviazione e sulla figura di John Robinson, che si recò nel Paese per addestrarne i piloti. Dopo l’appuntamento di lunedì 2 con la prima parte, The Scar of Adwa, introdotta dal regista in sala, le restanti parti saranno visibili al Cinema Astra: Invasion il 3 novembre; Italian Occupation il 4; Guerrilla Warfare il 5; Victory il 6. Trent’anni di lavoro per un film epocale della durata di nove ore, composto di immagini d’archivio, documenti storici, canti di guerra, poesie tradizionali e testimonianze: Black Lions, Roman Wolves racconta la resistenza del popolo etiope contro l’invasione e l’occupazione italiana. Mescolando materiali d’archivio, interviste a testimoni oculari e storici, riprese originali e scene tratte dalle opere teatrali del padre, Ato ìTafere Gerima, il film costruisce un racconto corale e multilingue di una guerra combattuta non solo con le armi, ma anche attraverso la cultura, la memoria e la parola, ribaltando una narrazione a lungo dominata dallo sguardo italiano e occidentale.

Info sul programma completo: festivaldeipopoli.org

FacebookTwitterWhatsAppEmail